mercoledì 30 gennaio 2013

CANTO di SIRENA.


Non basteranno cento pareti
a tener dentro mille pensieri
per noi dannati
dall'essere perfetti.
Continuare il cammino
con gli altri
condannati a morte.
Ogni tanto fermarsi
tra il mutismo e la voce
ad origliare
il diavolo frettoloso
o l'angelo dignitoso.
Sentirlo sottovoce
quel canto di sirena
che attira
e tante volte
inganna.

domenica 27 gennaio 2013

VERGOGNA.




Ci provo, ma non riesco a spiegarmi
perché tu sei un uomo, come lo sono io.
Come fai di notte a chiudere gli occhi?
Come fai a sentirti uomo?
Abituato a non pensare.
Come fai a non sentirti un verme?
Il tuo viso prende forma a poco a poco
colorato di ruggine tormenta rossa.
Come la terra che ti accoglie di vergogna
e senso di colpa che ti aspetta
in quella tua disperata e acida fossa.

Janusz Korczak è il nome d’arte di Henryk Goldszmit



Janusz Korczak  è il nome d’arte di  Henryk Goldszmit

nato a Varsavia nel 1878 da famiglia ebrea, medico pediatra, uomo di grande umanità, si appassionò alla missione di aiuto ai bambini poveri di Varsavia diventando nel contempo scrittore; 1901, scrisse “Bambini di strada”, nel 1906 “il bambino del saloon” le due opere che lo resero famoso.
Un’opera base delle sue teorie pedagogiche fu  “il diritto al rispetto del bambino” (1929).
Korczak credeva che per riformare il mondo occorresse in primo luogo riformare i sistemi educativi.
Il suo primo arresto da parte della Gestapo: perché si rifiutò di indossare la stella ebraica.
Quando la situazione del ghetto peggiorò, si dedicò all’orfanatrofio ebraico nella disperata ricerca di mezzi di sostentamento per gli orfani ebrei che crescevano ogni giorno.
Benché alcuni “amici ariani” gli avessero offerto di farlo uscire dal ghetto e di proteggerlo, Korczak rifiutò sempre di abbandonare i bambini.
Il 5 agosto del 1942 i nazisti circondano l’orfanatrofio con dentro Korczak e i suoi 200 bambini.
Lo storico del ghetto di Varsavia “ Emanuel Ringelblum” che fu testimone oculare scrisse a proposito dei bambini che insieme a Korczak marciarono verso il treno che li avrebbe portati-deportati a Treblinka : “… era una marcia organizzata, una muta protesta contro gli assassini, i bambini marciavano in fila per quattro in dignitoso silenzio con a capo Korczak … “.
Nel lager di Treblinka, Korczak e i suoi 200 bambini trovarono la morte.
Il Lager di Treblinka prende il nome dal villaggio vicino al quale viene costruito, a nord-est di Varsavia in Polonia.
Le stime riportano che nel lager di Treblinka furono sterminati dalle 700.000 alle 900.000 persone
Secondo campo di sterminio per numero di vittime – secondo solo a Auschwitz 2-Birkenau

MEMORIA: Per non dimenticare




ME…MORIA.
Ogni volta che guardo quel filo spinato,
io li vedo, sono ancora lì.
Ogni volta che guardo quei vagoni di pianto,
io li sento, sono ancora lì.
Ogni volta che guardo quei forni tormenti,
io chiudo gli occhi e ci penso,
sono ancora lì, a chiedersi perché?
Ogni volta che tu... urli per niente,
io mi vergogno e non dimentico.

venerdì 25 gennaio 2013

Falò.



FALO’.
Ceppi che ardono, non per bruciare
ma per ricordare le offese fatte
e le parole mai dette,
liberate al tempo che disperde
e i pensieri che strizzano al cielo
nel silenzio di un viavai di stelle.
Sono quelle che hanno riso al cuore
mentre gli occhi chiusi al vento
ad inseguire il pianto di chi si è fermato.
Sono urla e lampi che non vanno via
rallentano i passi di chi vuol essere fermato.

mercoledì 23 gennaio 2013

DOPO DI NOI.



Sembra che lei non esiste
poi la incontri per caso
e ti accorgi di averla avuta sempre accanto.
Da un tempo evocavo emozioni,
un dedalo di gesti in cui perdersi.
Gonfiavo le vele di uno spirito di un uomo tenace.
Violentavo le incertezze erranti
amiche di viaggio
cercando remote magie di assenze.
Ora non chiedermi di poi.
Il tortuoso cammino verso il domani
si confonde alle gioie di oggi,
lasciando un malessere alle noie.
Dopo di noi.....ci sarà sempre qualcosa di noi.
Ora non scrivere del poi,
quando si ama ci sarà sempre
qualcosa nel dopo di noi.

IL MIO SE.


Le parole che non ho mai detto,
mi seguono
come ombre dei miei pensieri.
So che non dovrei sorprendermi
per non aver trovato
il momento giusto,
ma è come vedere l'invisibile.
E' la ricerca di un oltre
di cui non so nulla,
per avvicinarmi
a tutto quello
che poteva essere.
Il non certo....verso il mio Sè.

martedì 22 gennaio 2013

CUORE FRAGILE.





Quando il cuore smette di essere felice
lo fà soltanto per le offese maldigerite.
Quando i sorrisi rimangono sulle agende dei pensieri
e i punti interrogativi fissano la mediocrità
solo allora ci si accorge di aver avuto
senza sangue, cellule di precarietà.

VIA COL VENTO 2017.

Se l'aurora chiede: "Ma tu sei vecchio?" Viene facile dire: "No" ho solo tinto i capelli. Gli anni sono come po...