sabato 30 novembre 2013

Natale, tutti i giorni.





Ultimi giorni di novembre.
Natale si avvicina. Giorni di festa.
Tra le memorie raccontate,
inseguo il ricordo
di chi in silenzio è andato via.
Natale, giorni di speranze.
Giorni di ottimismo, puntati al futuro.
Incredulità, difficoltà,
pregiudizi e timori sembrano svanire.
Io, il mio Natale lo vivo tutti i giorni.
Al mattino quando per prima apro gli occhi.
E’ natale quando guardo chi mi accompagna
E’ Natale, quando parlo e ascolto chi mi ama.
E’ Natale, se cammino e sento i passi di chi mi segue.
E’ Natale, anche quando inseguo

chi in silenzio è volato via.

BENTORNATO.




Bentornato piccolo poeta
pensavi di scappar via?
Non si può volare controvento.
Non si può cancellare quel che sento.
Le parole....vanno e vengono
Ma il cuore resta.
Il cuore non batte mai inutilmente.
Il cuore batte
ogni lettera del tuo sentimento.
Il cuore piange
ogni tuo pentimento.
Poi alla fine ride
se lei, nonostante tutto
ti sorride.

venerdì 29 novembre 2013

EVANESCENZE.


Le parole inascoltate sono come le lacrime cadute sul bagnato.
Non lasciano tracce.
Sono come i pensieri mai pensati e gli amori mai amati.
Sono come i respiri senza battiti
e le condivisioni mai condivise.
Sono emozioni mute che non hanno mai emozionato
e le morti inaspettate non hanno mai ferito
se sono vuoti rimasti sempre vuoti.
Se gli occhi non hanno mai guardato
e le mani non hanno mai toccato.
Le parole inascoltate sono corde mai vibrate
se quei cuori non hanno mai ascoltato.
Sono come lacrime cadute sul bagnato

se intorno c'è l'inferno sono già evaporate.

mercoledì 27 novembre 2013

ARDITI BATTITI.


Le parole si fanno ardite
Si alternano ad attimi appena sussurrati.
Abbandonarsi ai venti, che accarezzano la pelle:
Quei graffi lenti e continui, come gocce
di una pioggia che non bagna.
Tenuti a freno ai fili che tengono i nostri pensieri.
Mentre i gemiti non si sottraggono
ai corpi non più distanti.
Non c’è più bisogno né di sorridere
e né di mentire.
Solo vibranti azioni che coinvolgono:
“I nostri sensi” Lasciamoli liberi
Ai nostri spasmi che sostituiscano
senza vergogna

I battiti costanti dei nostri cuori.

martedì 26 novembre 2013

TRA LE MANI.


Il mistero delle emozioni
e delle sensazioni che apparentemente
sembrano senza senso,
ma che ci sostengono.
Gli stessi rebus che da sempre
ci spingono in avanti.
Mentre i nostri cuori estasiati
battono il tempo
alla ricerca del ritmo costante.
Quello che ci fa stare bene.
La soddisfazione
per tutto quello che sempre
si riesce a fare
e le tele nella mente, come veli
intrecciano le malinconie e le gioie
di un altro tempo
alla ricerca degli incastri
e dei mosaici
che anticipano il domani.
Sono le voci lievi che ripetono:

" Ha senso " si può essere felici.

lunedì 25 novembre 2013

FU SOLO.




Non fu solo sapor di mare e terra a tenerli assieme.
I loro spazi non potranno mai essere statici.
Non fu solo quel calor d'amar per terra a vederli andar via.
Non fu solo amor a costringerli a tornare.
I loro spazi non potranno mai essere tattici.
Fu solo calor...sapor e amor a tenerli per sempre assieme.

venerdì 22 novembre 2013

Piccolo Pensiero.


LA TERRA SOSTENNE DI POTER ACCOGLIERE TUTTO
ANCHE IL PENSIERO, MA IL PENSIERO TRAMITE LE PAROLE RESTA.

SGUSCIA TRA GLI ADDII E NON SI PERDE.

mercoledì 20 novembre 2013

NOVEMBRE INCERTO.


Quei passi di un tempo che rimbombano nella mente
sono passi diversi da tutto ciò che accade.
Non possiamo dimenticarli.
Sono detriti di un'estate di un cuore che urlava:
"siamo al settimo cielo".
Mentre oggi in un novembre incerto
ci sussurra ancora:
"mai più alla cieca".
Altrimenti ci resta un niente.
Sono quei pensieri al mattino
che si confondono con la brina.
Sono pensieri strani
di un'anima senza corpo
per un corpo senz'anima.
Sono nebbie silenziose che ci lasciano vedere
come un cielo cambia.
Non più al settimo, come neve scende
come gli umori clini e per una volta almeno
sa come trattare un cuore ormai di pietra.

martedì 19 novembre 2013

CHISSA’


Intorno a me c'è solo silenzio,
nessuno osa parlare, odo soltanto il fragore
di chi sfacciatamente mi contesta un bel niente.
In un gioco di avversi mi sono detto:
"Vuoi vedere che sono pazzo"
Quante volte ci chiediamo inedite soluzioni
per continuare ad essere quel brivido che da tempo
ci scuote, mentre l'ombra dei ricordi
sfugge solo da una parte.
quante volte mi ripeto: "Come era bello prima"
in un gioco di dare e non dare,
mentre oggi la luna piange i traslochi
dei nostri abbandoni.
Chissà se poi domani ritorna il litigio
a placare l'incanto del mio turbamento.

BUON NATALE.


Ci sono giorni in cui vorrei smettere di scrivere.
Ci sono giorni in cui vorrei cancellarmi.
Ci sono giorni in cui vorrei smettere di trascrivere dei miei pensieri.
Ci sono giorni in cui mi chiedo, perché?
Ho sofferto, ho gioito, ho pensato
ho scritto soltanto col mio nome.
Scrivendo  pensavo di poter lasciare qualcosa di me.
Pensavo d'incontrare e riconoscermi con tanti altri.
Immaginavo di essere un giorno ricordato
per quello che veramente sono: Un uomo che ha vissuto,
provato, sofferto, lavorato, amato e gioito
per tutte quelle cose che rendono la vita degna di essere vissuta.
Pensavo di parlare anche per te. Per te che sei come me.
Io mi riconosco Felice per tutto quello che la vita mi ha donato
anche per tutto quello che mi ha fatto soffrire.
Non ritengo di aver avuto meno degli altri,
ho riso e pianto quando era giusto farlo,
ma non mi sono mai vergognato di chi ero.
Ora che è NATALE e per tanti altri ancora è NATALE  dico:

B u o n    N A T A L E … anche per te che non sai ancora chi sei.

mercoledì 13 novembre 2013

POLVERI DI SALE.


Le promesse come una casa di veli
dove i pensieri vanno e vengono
e le mutevoli vergogne
che non sanno mai specchiarsi
si rifugiano nei ma: Se potessero sentirsi.
Le voglie sostituite
dai desideri del farsi male
si nascondono nei muri.
Ah se passasse almeno un vento dolce
mi sentirei un pò più su.
Fingerei d'esser cotto
al di là delle parole omesse.
Tornerei indietro al ieri
dove i sentieri vanno altrove.
Scorderei le serate grigie

per sentirne della vita il sale.

Cara ITALIA.

                   
       Cara    I T A L I A.

Da Torino, addì 17 marzo 1861, il senato e la camera dei deputati hanno approvato, articolo unico: Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e suoi successori il titolo di Re d’Italia. Sono le parole che si possono leggere nel documento della legge n.4671 del Regno di Sardegna e valgono come proclamazione ufficiale del Regno d’Italia, era il 14 marzo 1861. Legge che divenne la n.1 del Regno d’Italia il 21 aprile 1861. Un Italia inizialmente divisa in sette Stati, un Regno di 22 milioni di abitanti. 150 anni di uno Stato unito, una ricorrenza che sicuramente lascia riflettere. 150 anni, non sono tanti, ma lasciano finalmente intendere di quanto sia importante per un territorio e soprattutto per gli abitanti di tale territorio, poter dire di appartenere, non più a una terra italica continuamente divisa e spesso invasa e tragicamente deturpata da altri popoli. Una terra unita, motivo di orgoglio, per 58 milioni di Italiani. Una terra che dovrebbe continuamente alimentare e gratificare lo spirito e il coinvolgimento di tutti quelli che con altissimo prezzo hanno dovuto pagare per far si che tutto questo avvenisse. Essere Italiani dovrebbe servire ad eliminare qualsiasi pregiudizio nei confronti di chi è meno dotato o di chi erroneamente è nato in zone meno importanti del nostro territorio. Questo spesso viene dimenticato o sostituito da altre necessità, come quelle di essere di più o meglio, ecco il perché di tante anomalie che spesso ledono il senso vero di cosa si intende appartenere. Di essere pedine essenziali di una intera Unità, come è sicuramente quella Italiana. Cara Italia,  non solo perché si è nati, tutti  su un terra esclusivamente italiana, ma soprattutto, perché ci si sente di far parte di una comunità sorretta da valori identici, con gli stessi obbiettivi,  oltre che alla considerazione di forte gratitudine che tutti dovremmo avere nei confronti di chi con grossi sacrifici ha permesso che questo accadesse. Il passato dovrebbe sempre essere tenuto presente, poiché sicuramente tutto quello che ci è permesso fare, le nostre conquiste, le nostre possibilità sono frutto dell’impegno costante di tanti altri che ci hanno preceduti. Spesso l’orrore e la fatalità hanno teso agguati in ogni tempo. La storia dell’umanità in genere e per quanto ci riguarda, di quella nostra Italiana, temprata e avvilita nel tempo è calpestata da eventi dominati da catastrofi naturali, vedi il terremoto dell’Aquila. Nei giorni che seguono ogni tragica conclusione, c’è sempre qualcuno che implora. Mentre altri si prodigano, per prima, a giudicare, per poi finire col credere ancora di essere i primi della classe. Fra questi, ce ne sono tanti che da sempre si gonfiano come palloni, autoconvincendosi di essere, tra tutti i viventi, gli unici dotati d’intelligenza. Così spesso accade che fra tanti vuoti di memoria, ognuno reagisce come meglio crede. Un dispiacere misto a disappunto che spesso ci fa urlare: è la mia terra, farei qualsiasi cosa per migliorarla, mentre l’altro ci scrive sopra: è la mia città, farei qualsiasi cosa per ricostruirla. Così avviene che per ogni piano che viene giù, l’unico che ha pagato continua a pensare: è il mio mondo, farei qualsiasi cosa per sostenerlo. Pian piano quel sopravvissuto, facendosi largo tra le tanti polveri sottili, invano cerca di farsi ascoltare: è la mia famiglia, farei qualsiasi cosa per ritrovarla. Così anche quando si è portati a credere che ormai è la fine, ecco l’apparire di quell’altro. Quello un po’ distratto, tanto che per lui è quasi un vanto affermare: è la mia calamità, farei qualsiasi cosa per evitarla. Così come spesso accade è il momento in cui, soltanto da quel vicolo buio si fa avanti chi fra tanti non ha mai avuto niente. L’unico a dire: è la mia vita, farei qualsiasi cosa per donarla. Forse non capite, vorrei scambiarla con quel piccolo rimasto sotto a quelle travi di farina. Tanti come spesso accade, hanno già dimenticato. Solo chi non è morto quel dì, vive ancora di paura, con gli occhi verso l’alto a ricordare di come era: ieri, ero vivo, oggi sopravvivo, domani chissà. La terra trema, continuerà a tremare, ma chi ha più paura è sempre l’uomo. Quell’uomo, per tanto tempo così sicuro di se stesso, che alla fine soffre e paga per i tanti suoi errori. Sconfitto e colpito nelle cose a lui più care, per aver seguito, spesso, la sua stessa incoerenza. Perché incoerenza? Perché l’uomo in genere crede di essere più dell’altro, spesso soffre se è costretto anche dagli eventi imprevisti di dover sottrarsi cose conquistate con il proprio sudore, piuttosto che doverle dividerle con chi meno fortunato, viene duramente colpito anche da tanti eventi catastrofici come può essere quello di un terremoto in genere. Questo è soltanto un esempio di come un Italiano unito, spesso reagisce in modo incoerente a tutto ciò che accade. Allo stesso modo è da sottolineare tutto quanto viene fatto da tanti altri per affrontare e modificarne gli effetti. Essere uniti dovrebbe sempre spingerci verso un impegno totale e costante, con le dovute competenze, per far si che un Italiano debba sempre sentirsi componente importante di uno Stato proclamato e acclamato Unito per ben 150 anni. La parola volontà è quasi sparita dal lessico quotidiano, sostituita dalla parola libertà, intesa come libertà di fare quello che spesso ci piace, mentre volontà ci costringe ad un impegno per realizzare un fine. La parola volontà non dovrebbe mai venire meno, questo per dire che per vivere e credere in una “Unità” come quella italiana, ci vorrà sempre l’impegno costante di tutti per far sì  che chiunque potrà sempre dire, non sono solo, non sarò mai solo. Il nostro esserci, succube del tempo, corretto e non dimezzato di un tempo che va, senza mai fermarsi. Nella complessità dei nostri attimi, c’è scritto: “tutto quello che è stato”. Se ieri, la capacità di esserci, era sognare. Oggi la stessa capacità è viverla. Domani è soprattutto esserci, ricordare e possibilmente ritrovarsi. Cara Italia è indispensabile che l’alba segua sempre un tramonto, la notte ore di tenebre fiaccate da un “ non ce la farò mai “ a tenerla lontano. E’ necessario che ci sia sempre un domani e poi ancora un domani, per poter dire “ noi eravamo “. E’ stimolante risvegliarsi di ricordi futuri, sopiti e sfogliati di tempo. E’ inimmaginabile avere del niente commiserazione, tormenti e sperduti silenzi. E’ inevitabile vivere, convivere e poi ancora vivere per poter un giorno morire contenti. Le braccia del tempo si aprono e lasciano andare verso spazi ampi e fluidi, mai sazi del bel ricordare. Le parole dolci, fuggenti di una terra ingrata, arida di un non voler trattenere. E’ bastato dire basta, per non dover mai più sentire “ ancora “. Nessun vero italiano potrà mai negare di essere stato almeno una volta un furfante e tantomeno un senso indegno di panico potrà mai affermare “ sono un amico “. In fondo, come italiano, ho avuto tanto, ma ho dovuto dare, anch’io tanto. Questo per dire che spesso l’occasione fa l’uomo ladro, ma essere italiano dovrà inevitabilmente significare qualcosa. Tutti abbiamo l’obbligo di impegnarci per l’intera comunità, al di là delle divisioni politiche e socioculturali. Soprattutto non bisogna mai dimenticare. La memoria di tutto ciò che è stato, non dovrebbe mai essere accantonata. Non è soltanto una ricorrenza di un evento o di un particolare momento storico. La memoria, un cassetto dove attingere soprattutto l’insegnamento di come ci si dovrebbe comportare. La libertà è una conquista dell’uomo, va rispettata e usata sempre nel modo più giusto, altrimenti non avrebbe avuto senso l’antica spedizione del Mille di Garibaldi e tantomeno tutto l’impegno e sacrificio di tanti altri ancora. Cara Italia, solo così ognuno di noi potrà sempre dire: no, non sono stanco, quello che fa male è tutto ciò che è marginale. La mia strada fatta ad ogni passo, attimo per attimo, passo dopo passo, senza soste, senza sogni deturpati. Mai prigioniero di ciò che è mancato. Mai stremato, mai arreso alla sorte, mai rimasto senza un pensiero. E se poi la paura di sbagliare, provata e mai lasciata, mi ha permesso di andare sempre in alto, oltre il vento del chissà. Ho raccolto qua e là, tanti fiori di parole, mai rimaste inascoltate. Sempre aromi di ogni senso a scrivere ciò che penso. L’unico vero ostacolo è il tempo, anche lui, mai stanco. Anche lui, senza soste. Anche lui, mai marginale, sa sempre quando fermare. Cara Italia, quello che non dovrebbe mai mancare a nessuno è la libertà; Libertà di parola, di esprimere senza aver paura di essere sottomesso o perseguitato anche per il proprio pensiero. Libertà di poter scegliere la strada da seguire, senza per questo essere messo da parte o in difficoltà. Tutto questo sempre nel rispetto delle leggi e nel rispetto delle diversità.
LIBERTA’ PER TUTTI: L’uomo ripiegato su se stesso è lo stesso uomo di prima. Quello che nel poter decidere camminava dritto, sempre avanti. Quello che ha vissuto, sognato e combattuto. Quello che ha parlato e ha scelto la sua strada. Quello che dirà: “ Non tornerò più in piedi “, i miei costretti non vogliono: Costretto al silenzio. Costretto alla fuga. Costretto a sopravvivere. Costretto a prostituirmi. Quello che mise nel cuore un sol pensiero: “ Libertà ”. Ora è tempo di cercare la cordialità di un tempo. Quella che ad ogni bivio ti dice: “ vai di qua o di là ”e se non ti piace, puoi cambiare. L’uomo ripiegato su se stesso è lo stesso uomo di domani. Quello che parlerà sempre di un domani. Quello che lavorerà e potrà stringere le tue mani. L’uomo ripiegato su se stesso  è lo stesso uomo di tanti momenti, precipitato nel panico, mesto, rifugio dei perdentiper vivere di un unico sol momento di tormenti.

Cara Italia, il mio scrivere sanguina nei tramonti senza bagliori, quando le brezza di terra prendono il largo, boriose di tempo che va. Sanguina malinconico di imperturbabile cedimento, quando rievoca ulteriore ripensamento. Il mio scrivere sanguina ripetutamente, si riprende e si ripiglia ogni volta che passa di un vortice il parapiglia di un non voler mai più scrivere. Il mio scrivere sanguina di parole mai versate, dette e mai ascoltate.
Cara Italia, manca sempre un attimo a quello che avverrà. La normalità alimenta sempre la speranza ed è lecito chiedersi: farà così male? Il nostro spirito deve essere come una mongolfiera che sale, liberandosi di ogni peso malinconico. Il nostro cuore, forse un viaggiatore esigente, se dovesse scegliere dove emergere. La scelta del momento è solo sua, nessuno potrà mai cambiarla. Nessuno sa come farlo palpitare, come gli amori intatti, mai lasciati veramente, che graffiano e scaldano il profilo incandescente di un cuore non di pietra, semmai testardo.
Cara Italia, questa vita fatta di fuoco. Vita di gioie, vita di spine, vissuta da chi non teme di avere la fine come amica. Di chi si parla, si ascolta e continua a sognare. Di chi si sveglia e pensa di essere appena nato. Da chi si sente di continuare a vivere con quello che scrive. Da chi guarda al di là, oltre il tempo e vede che non è mai vissuto da solo e per niente.
Cara Italia, tornando al passato, al tuo passato, ho rivisto l’uomo, il ragazzo, le passioni i sogni, la voglia di arrivarci. Le sue sconfitte di allora. Le sue mete mai raggiunte. Il suo amore, di un tempo, come allora ora e per sempre. Il suo cuore nutre per sempre, a tratti intrappolato, mai vinto, quasi annientato, mai fermato. Tra gli alberi di gioie che crollano fragorosamente, macerie di sentimenti immerse nelle acque grigie di ciò che a tutti accade. L’ambiguità di certi momenti. Le conquiste di ogni attimo. Subito dopo, la certezza di essere contento, allora, ora e per sempre.

Cara Italia, alla fine del viaggio, ora si avvia verso il parco del riposo. Non si accorge di aver dimenticato di scrivere la parola fine. Si pone al fianco dell’altro andato prima, invoca il silenzio, ricoperto di foglie di un voler bene a tutti i costi. Dimentica, non sa spiegare la complessità di ciò che è già successo. Si aspetta che il battito del suo cuore esca a raccontare l’assoluto. Si è spento nelle ore al termine del suo tempo, convinto di poterci sempre essere stato, mentre come l’altro è solo di passaggio.

LA DIGNITA' DI UN "NO".





La dignità di un "NO"
che eccita rispetto
attraverso percorsi leggibili
di un comportamento coerente.
Gli eventi che lo formeranno:
La sua credibilità
L'incognita di una domanda
"Perché"?
sembra uscita da uno strano
parapiglia della mente.
Tutti sanno come è cominciata,
nessuno sa mai, come finirà.
Non ci resta
che farsene una ragione.

martedì 12 novembre 2013

GELIDA COME NEVE.

Scende piano come la neve,
senza veli di emozioni.
Quella luce spenta dell'essere soli.
Si pone accanto
e si calpesta al buio.
Senza odi o moli,
che hanno visto andar via 
dritta, sempre dritta
quella nave ormai sconosciuta.
Zattera di un'altra vita.
Non teme il ritornar delle maree,
segue l'onda del cambiamento
lasciandoci al ripensar di alterni attimi

di ogni nostro turbamento.

"SE".


Se il cielo dovesse essere sempre più buio.
Se il sole non dovesse mai più scaldare.
Se il mare si dimenticasse di sfiorare.
Se il vento decidesse di più non parlare.
Potrei anche voltarmi, non troverei nessuno.
Potrei anche decidere di non nascere più.
Potrei anche illudermi di poter vivere.
Potrei anche immaginare di non essere solo.
Se tutto questo potesse accadere,
forse mi accorgerei di non essere mai esistito.
Forse mi accorgerei di aver pianto e riso inutilmente.
Forse sarei tentato a dire: " SE?"

...........soltanto " SE? ".

domenica 10 novembre 2013

C'E'.


C'è chi mi ha donato la vita
e chi mi ha donato l'amore.
C'è chi mi ha diviso il pane
 chi mi ha tolto il sogno
e chi mi ha portato oltre l'universo.
C'è chi mi ha parlato tanto
e chi mi è scappato avanti.
C'è chi mi ha suggerito
e chi mi ha inviperito.
C'è chi mi ha reso grande
e chi come uomo
mi ha lasciato in tande.
C'è chi mi ha detto vai
e chi mi ha urlato...non tornare
se non sai cosa fare.
C'è chi mi ha sorriso
e non mi ha mai deriso.
C'è tutto il senso della vita,
solo questo dà senso alla vita.

TURBAMENTO.


Non è un caso
se gli uomini che amano
uccidono.
Ieri ho visto che ti sorrideva,
di tutto ciò che resta
questo è il momento.
L'ho visto senza pelle
ringhiare come una belva.
Ieri era un uomo,
un uomo libero.
Oggi resta il vento
in continuo movimento

del suo eterno turbamento.

giovedì 7 novembre 2013

Le giornate del mio tempo di Costantino Posa.wmv

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martedì 5 novembre 2013

RINUNCE.

Un cuore in fuga dalla felicità,
è un cuore che non sa dove andare.
Si perderà tra le luci di una notte
che non potrà mai scaldare.
Si guarderà attorno,
ma i raggi che lo colpiranno
non potranno mai essere
quelli del sole.
Si vestirà di umidità e gelo.
Si nutrirà di inutili consensi
e le nebbie.. sono loro
che lo porteranno altrove.

Lo convinceranno che la vita
non ha bisogno di luce e suoni.
Cancelleranno gli orizzonti chiari
per lasciare soltanto il buio
come mesta consuetudine.
Gli parleranno delle distanze
che non hanno bisogno
dall'essere invitanti
e lo porteranno avanti
senza aurore o colpi di sole.
Persino il vento
rinuncerà ad essere un sol vento,
sceglierà di essere più mesto
e le ombre lo lasceranno solo,
sfuggiranno altrove
verso altre solide felicità.

Versi cosí caldi e gelidi.