giovedì 31 dicembre 2015

ODI RASSEGNATE.


le ombre che non vanno via
sono luci del tempo.
A volte lamenti nelle tenebre,
come il vento del non dimenticato.
A volte servono permessi
per non restare soli e fessi.
Pagine rivoltate
di quel vissuto e amato.
come il suono muto
e spesso andato.
Gli amici che vanno via
sono petali di un cuore.
Foglie di un albero
che si staccano pian-piano.
Non si posano accanto,
vanno via con il vento
docile del tempo.
Resta l'alito delle stagioni
e l'eco di tante nostre prigioni.
Gli amici che vanno via
non li vedo,
ma li sento accanto.

mercoledì 23 dicembre 2015

Perché?


Perché le cose sfuggono?
Perché le stagioni concedono?
e poi a caso ... tolgono.
Perché raccontare il dolore?
Quando poi tutto va.
Quando è l'ultimo....tutto passa.

lunedì 14 dicembre 2015

LE CAMPANE SUONERANNO ANCORA.


Natale senza renne e neve bianca.
I fuochi d'artificio, l'uomo inerme
li ha subiti tutto l'anno.
Natale piange la mancanza di umanità.
Come il vento caldo di un deserto
che si ostina ad essere viltà.
L'occidente è un serpente
e l'oriente è la sua testa.
E' questione di mentalità.
Chi si esalta è fuori tempo.
Chi si fa saltare
era già assente per metà.
Natale senza penne e bianca neve.
Natale urla
si sente un pò dimenticato.
Natale geme,
si aspetta la bontà
o almeno un pò di pietà.

mercoledì 9 dicembre 2015

ORA e per SEMPRE.


Ritornando al passato...al mio passato,
ho rivisto l'uomo...il ragazzo...le passioni...i sogni,
la voglia di arrivarci. Le sue sconfitte di allora.
Le sue mete mai raggiunte. Il suo amore...di un tempo.
Come allora...ora e per sempre.
Il suo cuore nutre per sempre.
Il suo cuore a tratti intrappolato.
Mai vinto, quasi annientato, mai fermato.
Tra alberi di gioie che crollano fragorosamente,
macerie di sentimenti, immerse nelle acque grigie
di ciò che a tutti accade.
L'ambiguità di certi momenti.
Le conquiste di ogni attimo.
Subito dopo...la certezza di essere contento.
Allora...ora e per sempre.

domenica 6 dicembre 2015

UN VENTO FIERO.


Forse riusciranno a portare a termine la loro vita.
Adagiati sulle nuvole dei pensieri persi.
Forse riusciranno a dimenticarsi
dei frammenti sparsi della parola fine
e fondersi perdutamente ai propri vizi arsi.
Forse si lasceranno per aver urlato al vento
basta ad essere diversi.
Forse dimenticheranno di essere vissuti perplessi, 
mentre quegli uragani spingono,
sconvolti da quei forse che ronzano come pazzi.
Forse si pentiranno delle rassegnazioni
e di quei brividi stesi tra le pagine di quei libri bianchi
e illudersi ancora di sentirsi stretti ai fianchi.

VERSI UN PO PERSI.

Collane di perle,
illuse al sole
a suon di sberle.
Lettere sospese,
da oltre un mese.
Incise di versi
di continui spasmi
e aliti persi
nelle notti di luna
d'insonnia velata
da sagome di fantasmi.
Se batte e si è soli,
lo avverti, sei solo.
Se batte e poi tace,
lo avverti, non sei solo.
In compagnia del buio,

paura e silenzio
non si è mai da soli.

martedì 1 dicembre 2015

LETTERA a un ADDIO.



Ci sono amori che col tempo diventano estranei, come se non fossero mai stati amori. Sono come gli universi senza stelle. Dirompenti come un mare senza scogli. Piatto, senza onde. Senza voli di gabbiani. Senza brividi sulla pelle. Senza lampi, tuoni e improvvise mareggiate. Senza gocce di rugiada. Senza battiti incontrollati e le voci sussurrate di quei sguardi dritti al cuore; con le labbra appoggiate e gli occhi appena chiusi che si aprono splendenti alla luce di un’aurora. Mi mancavi prima di conoscerti. Ora che sei andata via mi è difficile accorgermi che non ci sei. Ti vedo in ogni angolo della casa. Ti sento sfiorarmi la pelle e il tuo alito, vento d’estate, mi gira intorno. La tua voce nei miei pensieri, come battito di tamburi. Credimi se i pensieri fossero fatti soltanto parole, desideri e strani pentimenti, forse mi sentirei perso. Dimenticherei le tue mani sulla pelle di brividi trattenuti. Scorderei le tue labbra ansiose di parole e di baci contenuti. Mi pentirei di averti cercata, amata e desiderata come il gelido inverno aspetta ansimando l’arrivo della primavera e lasciarmi andare e sentirmi come un Dio in una notte d’estate. Aspetterei il cadere lento di un cambiamento e le foglie secche di un sol unico evento lieve d’autunno e se il tempo fosse fatto di niente, non servirebbe nemmeno ricordare e se il cielo finto fosse fatto di chi mente, non servirebbe nemmeno sognare. Le stelle allucinogene non basterebbero ad immaginare e il vento spinto porterebbe soltanto rimpianto e se il silenzio fosse fatto veramente soltanto di nulla e se allora mi chiedo: “Perché piango se mi sento lasciato. Mi tormento e mi rallegro se di colpo mi risento amato e se tutto non fosse stato inutile, capirei perché mi sei tanto mancata. Come potrò mai dimenticarti se ancora oggi un tuo brivido come un’onda mi attraversa ed è come se il tempo non fosse mai arrivato ad esplecare un urlo crescente che non distrae, sfiora e dipinge notti sulla pelle che ansima e s’agita al sol sfiorarsi, mentre il mio sangue, con la luce premuroso, si lascia andare. Reso ancora più ardito, si esalta a somigliare a tutto quello che diventa bufera di tutto ciò che appare negato, in delirio intenso e profumo d’illecito. Fino a quando finiscono i gemiti segreti, senza più fonti da dissetare. Vedo ancora i tuoi occhi che mi trafiggono, facendosi largo dentro di me, con l’abilità di chi sa dove arrivare. Senza vergogna a seguire la scia umida lasciata dalla mia lingua a sentori aciduli di confusi respiri, affidandosi a sussulti e tormenti. Senza tregua, avidi di incontenibile passione, fino a restare socchiusi per non svegliarsi mai e fondersi di sensazioni e brividi mai più tenuti nascosti. Mentre le tue labbra mordono senza voler fingere di essere altrove. Lasciarsi coinvolgere dalle voglie di notti senza buio proibito ad aspettare un’alba ricca di promesse. Quella di ritrovarsi ancora, temo che nei nostri sensi non ci saranno mai follie, solo gesti e spine che trattengono il respiro che divampa. La nostra vita come un libro dalle pagine strappate. Le ultime ancora bianche. Copertine di pietre, difficili d’aprire. Rughe tra i fogli ingialliti. Lacrime che non hanno eroso il tempo che non si è mai tradito; delle sensazioni ha lasciato soltanto gocce in fondo ai calici che hanno brindato versi. Quante piaghe tra le parole urlate al vento e al sospetto che il tempo non è mai tornato. Solo la pelle, la nostra pelle sa se si ci sei mai stata. Lancette di orologi che non ti vedono. Stessa velocità, stesso verso. Non potranno mai incontrarsi. Ore diverse vissute a rincorrere il tempo di un domani che non potrà mai essere raggiunto. Sarà sempre domani e il vento insufficiente non riuscirà mai a far sì che un oggi diventi un domani. Il tempo senza te non si ferma, non aspetta, va avanti fino al domani e poi ancora domani. Le lancette della nostra vita hanno tante felicità, ma anche di quel tanto perso. Isolato dal fumo che si è creato intorno a me, inseguo le scie dei pensieri che corrono via, più del tempo. Sperando di seguire sempre quelli giusti. Quelli che parlano dei sentimenti veri. Sono gli unici che lasciano sospirare. Sono i venti che soffiano dentro, aspettando che da te arrivi ancora il vento. Mi manca di te la voce. Gli echi dei momenti e i pensieri sussurrati a bassa voce di essere presente. Mi manca di te l’inizio della foce e i sussurri a volte trattenuti e i battiti mai muti. Mi manca dite la pelle liscia e bollente come fossimo due amanti. Mi mancano di te i baci e le labbra di te, il tempo mi resterà per sempre ogni attimo e momento. Ora che è passato il vento che scompiglia i capelli, vedo il tempo che s’invola verso l’ombra e il tepore. Tutto volge verso sera dai passi insoliti e silenti. Mentre ancora l’amore tuona, penetra i cuori e le parole s’inchinano ad alimentare i fuochi. Vorrei tanto ancora specchiarmi di un cielo stellato e versi. Vorrei vestirmi ancora d’emozioni e soli. Gli attimi che si fermano sono fili bianchi che si perdono. Non tutti sanno che il vento che scompiglia è già passato. Peccato non farla tornare la voglia che non ha bisogno della magia e tanto meno dell’inganno. Mi chiedo come sarà l’inchiostro che scriverà chissà? Se tu tornerai. A volte ci sentiamo felici per caso. Altre volte ci rendiamo conto che potremmo sempre esserlo, se non avessimo permesso la partenza di tanti treni. I vagoni dei sentimenti vanno sempre di là e non sempre trovano le giuste coincidenze. L’addio disinteressato non prevede alcun sacrificio di se stessi. Mi chiedo sempre come saranno le lacrime d’inchiostro che scriveranno “e già!” ormai se tu non tornerai. O sangue che sospira, torna ad essere agitato. Percorre le mie vene e non si dà pace, se non è il vento che tormenta. Sussulta e sospira nell’ombra ogni attimo di tradimento. Scorre sì, ma a singhiozzo, sa che dovrà solo aspettare il momento del riscatto. Solo quando tu sorridi si ricorda d’essere amato. Lascia agli altri e al sospetto di schierarsi col dispetto. Al mio sangue conta solo il battito del petto. Essere ancora amato e un po’ di rispetto. Mi manchi con le tue mani calde, con la tua pelle a buccia d’arancio e dei tuoi fianchi che non sanno girarsi. Mi manca del tempo il senso unico del vento e dei petali che cadono. La voglia del tornare. Mi manca di te la soglia del piacere e dei brividi barattati. Mi manca di te i sospiri infiniti sulle ali dei venti. Ah se tu potessi tornare con la tua pelle arancio e con le mani calde. E’ quello che di te mi manca. A volte sono le lacrime che ci riportano indietro alle gioie di un tempo e alle spine che inevitabilmente ci pungono spesso. Ai rimpianti di un tempo sciupato e incerto. A volte i geli alla schiena sono ricordi pungenti di pagine perse. Forse non doveva essere così: “Il tempo in un’unica direzione”. Forse le aspirazioni ci portano via, non sanno spiegare come il cuore batte comunque in ogni momento. Non posso solo dire che mi manchi. Ci sono parole che sfuggono, si smarriscono costruendo una rete di pensieri dalla quale non si riesce più a venirne fuori. Tante volte ci si sente come foglie alla fine d’autunno, come se una parte di noi si stacca da noi stessi per seguire il vento, come un pensiero sospeso nell’aria, lasciando solo alla pioggia il gusto di scendere piano. E’ come prendersi a randellate come fossimo bestie che rantolano, mentre l’asfalto che raccoglie le nostre lacrime, si limita a dire: “non posso farci niente” tutto è possibile. Ci sono parole aspre, arrivano all’improvviso. Ci sono pensieri esausti, somigliano a dei pesi. Nessuno osa alzarli. Ci sono risposte che non hanno mai risposte e inutili attese dei treni che vanno via, mentre qui riposa il petto. Il mio calore diventa il tuo e il mio respiro, sospira al tuo, alla tua pelle nuda. I pensieri sono braccia, somigliano a dei rami che nessuno può spezzare e nel silenzio ci sono tuoni, arrivano pian-piano. Sono i battiti del cuore. So che mille pensieri non potranno mai spiegare il perché tu sei andata via. Quello che conta e fa male, è soltanto quello. E’ fatto di pietra dura, come lamine di acciaio del tempo che delle mie lacrime non ha più cura. Sono pareti che non hanno porte, ma soltanto spifferi dal sapore aspro. Chissà perché quando c’è l’addio e quel vento che ti porta via, rimane solo sudore ardente che scivolando sulla pelle grigia, martella a sangue e infierisce. So che mille parole non riporteranno nessun rancore amaro, perché tu non avresti mai voluto andar via. C’è un’unica via che può portare alla mia felicità: il tuo ritorno ne traccia la rotta come un’onda che spinge ad amare. Un sentiero che si snoda tra facili esche che appaiono allettanti. Ingannano i diversi stadi del piacere. Illudono e deviano, mentre il cuore che non batte mai da solo, sa quando accelerare. Il cuore sa dove andare. Sa dove fermarsi. Il cuore sa quando è il momento di trattenere il respiro. Sa anche quando è ora di dormire. La nostra pelle fatta di tabù, vive solo dal volere a tutti i costi. Piaghe del poco conosciuto che prendono voce per capire il mistero che non ci lascia dormire. Le parole e i pensieri che sconvolgono, tormentano come tutti gli amori inaspettati.

domenica 29 novembre 2015

DETERMINAZIONI.


Sono tronchi dalle radici forti.
Le motivazioni
che non hanno venti lievi.
Sono turbini di pensieri
che non rinnegano il ieri.
Sono fieri e determinati
sin da quando sono nati.
Intervengono le situazioni
e ogni tanto l'emozioni
per far sì che le foglie
e i rami diventino azioni.
Poi quando arrivano i fiori
come sempre
è colpa degli amori.

venerdì 27 novembre 2015

FAR PACE CON IL CUORE.

Far pace con il cuore

Amore Poesia del portfolio personale
Talvolta l'amore è un castigo
capace di far soffrire, quasi un tormento:
Che cosa ci sarà mai di diverso?
In quei pensieri incapaci di prenderla a volo.
L'avrebbero fatta cadere
come le bombe al suolo di un campo di croci.
L'avrebbero cercata per far pace con il cuore.
L'avrebbero raccolta
come fosse il sorgere dell'aurora.
L'avrebbero tenuta come albe rosate
a diventar sempre più fuoco rosso e arancio
tra le pieghe della nostra pelle.

L'INQUIETUDINE.



Solo lei sa cosa sono le mani sulla pelle
lungo i declivi dei suoi fianchi.
le restituirà l'inquietudine,
quella di non dover mai più essere da sola
e quel suo modo di fare
non sarà più un ostacolo
verso il dover mentire:
"Posso fare a meno dell'eccitazione sfrenata."
Ora so che posso lasciarmi andare.
Dove non arrivano le dita si aiuteranno i pensieri
vibrati dai battiti del cuore
con le parole e i respiri sospesi da nuvolette
che sanno seguire le trazioni
e i versi che non saranno mai malinconici
sanno anche inseguire e qualche volta
sanno anche aspettare.
Chissà se tornerà l'inquietudine?
Quella che non sa dove andare.

Solo lei sa cosa sono le mani sulla pelle
lungo i declivi dei suoi fianchi.
le restituirà l'inquietudine,
quella di non dover mai più essere da sola
e quel suo modo di fare
non sarà più un ostacolo
verso il dover mentire:
"Posso fare a meno dell'eccitazione sfrenata."
Ora so che posso lasciarmi andare.
Dove non arrivano le dita si aiuteranno i pensieri
vibrati dai battiti del cuore
con le parole e i respiri sospesi da nuvolette
che sanno seguire le trazioni
e i versi che non saranno mai malinconici
sanno anche inseguire e qualche volta
sanno anche aspettare.
Chissà se tornerà l'inquietudine?
Quella che non sa dove andare.

giovedì 26 novembre 2015

MI DICE.


Vedo il dilatar di occhi su un viso color terra,
ma tranquilli, di uno che invano cerca
di lavarmi i vetri dell'auto.
Frammenti di speranze a spasso nel tempo.
Mentre io son fermo...aspetto, impaziente.
Ogni tanto un lamento del ritardo del verde.
Non penso a chi, come l'altro, ogni tanto si perde.
Inseguo il domani, mentre lui mi tocca le mani.
Mi dice: " Non sono infelice "
Vorrei soltanto un pò del tuo pane.
Sospiro, mi giro, un pò ne risento.
Mi dico: " Ho pianto per niente ".
Ho tanto, ma sono infelice.
Ora capisco, non serve essere ricco,
se poi dopo un pò come tanti rotolo a picco.

mercoledì 25 novembre 2015

VENTO DI GUERRA.... di Posa Costantino


Stanco di andare avanti a gattoni, mi sono alzato in piedi e spinto dagli ideali mi sono detto: 
"Ora sono un uomo". Un uomo che ha imparato, ha capito cosa conta veramente. 
I confini?  sono solo quelli della mente e spinto dalla grande voglia di essere più , mi sono scelto gli orizzonti. 
La strada per raggiungerli? Ho preso un po di qua e un po di la'. Tanto all'altro non serve tanto. 
A me basta avere il mare, il cielo, il cibo buono e tanta energia.
Mi sono scelto una vita un po più in alto. Ho lasciato agli altri i barconi che dopo un po vanno in fondo al mare. 
L'inflazione, l'erosione, recessione, la Caritas, oltre ai tanti gradini delle chiese e i cancelli dei mega market.
Li e' più facile che qualche spicciolo cadi giù. 
Non ho desiderato la donna d'altri, l'ho presa per il contento. 
Tante volte ho idealizzato tanta pace, ma nel scegliere se dividere ho preferito trattenere il meglio e condividere solo quando e' necessario quel che resta. 
Ho sempre dato importanza alla solidarietà, seguendo i media di facciata. Per me soltanto i soldi e ogni tanto un po di eta'. 
Per aumentare il verde giardino della mia vita ho dovuto fare una scelta non tanto dolorosa per me che ho già un'esistenza direi rosa. 
Mi e' bastato rinnovare il parco macchine. Ho utilizzato qualche cingolato, che se pur rumorosi sanno andare solo avanti. Senza prendere autostrade. Senza pagare pedaggi. 
Ho scelto la via più breve. Quella che porta sempre dritto, senza ostacoli. 
Forse mi chiederete dei missili. Solo perché sono più veloci e non temono il maltempo. 
Ritengo che se pur  imprecisi e scorretti, sono quelli che ottengono sempre più veri effetti. 
Non chiedetemi se sono contento delle mie scelte. 
Ho calcolato bene il tempo. Mi sono accorto che passa in fretta ed io non me la sento di aspettare. Ho fatto tutto in fretta, tanto finché l'altro se ne accorge e decide cosa fare, io sono gjà in avanti e comunque sia posso sempre dettare condizioni. 
Gli altri lo sanno bene da dove vengo e di che pasta sono fatto. Io anche se non si vede, sono un uomo dritto e sicuramente non più a gattoni. 
Se guardo indietro agli antenati, vedo il vento che mi sostiene. In fondo se ne sono accorti tutti, sono figlio di P.......!!!!

NOVEMBRE INCERTO.


Quei passi di un tempo
che rimbombano nella mente
sono passi diversi
da tutto ciò che accade.
Non possiamo dimenticarli.
Sono detriti di un'estate
di un cuore che urlava:
"siamo al settimo cielo".
Mentre oggi
in un novembre incerto
ci sussurra ancora:
"mai più alla cieca".
Altrimenti ci resta un niente.
Sono quei pensieri al mattino
che si confondono con la brina.
Sono pensieri strani
di un'anima senza corpo
per un corpo senz'anima.
Sono nebbie silenziose
che ci lasciano vedere
come un cielo cambia.
Non più al settimo
come neve scende
come gli umori clini
e per una volta almeno
sa come trattare
un cuore ormai di pietra.

lunedì 23 novembre 2015

LIBERTA' PER TUTTI.


L'uomo ripiegato su se stesso è lo stesso uomo di prima.
Quello che nel poter decidere camminava dritto, sempre avanti.
Quello che ha vissuto, sognato e combattuto.
Quello che ha parlato e ha scelto la sua strada.
Quello che dirà: " Non tornerò più in piedi ",
i miei costretti non vogliono:
Costretto al silenzio.
Costretto alla fuga.
Costretto a sopravvivere.
Costretto a prostituirmi.
Quello che mise nel cuore un sol pensiero: "Libertà".
Ora è tempo di cercare la cordialità di un tempo.
Quella che ad ogni bivio ti dice: "vai di qua o di là"
e se non ti piace, puoi cambiare.
L'uomo ripiegato su se stesso è lo stesso uomo di domani.
Quello che parlerà sempre di un domani.
Quello che lavorerà e potrà stringere le tue mani.
L'uomo ripiegato su se stesso 
è lo stesso uomo di tanti momenti,
precipitato nel panico, mesto, rifugio dei perdenti
per vivere di un unico sol momento di tormenti.

venerdì 20 novembre 2015

FOGLIA ARIDA.


Scrivevo al vento
anche quando era inesistente.
Anche nei giorni senza vento.
Aspettando inutilmente
il cadere di una foglia arida.
Ferite mai rimarginate.
Fughe senza ritorni.
Si è acceso un buio
tra i raggi di luce immensa,
lasciando soltanto tracce
a chi tace
e per non dormire
pensa.

giovedì 19 novembre 2015

FERMARSI ALL'INFERNO.


Ho immaginato all'inferno
tre amici vestiti di nero.
Si coprono le spalle impauriti.
Non si aspettano nulla.
La paura di vivere e condividere
li ha portati lì.
A tratti sorridono,
cercano anche di dialogare tra loro.
Ma non hanno avuto il tempo.
Il solo ricordo
è uno scoppio lontano.
Si sentono appagati
senza mai capire
perché son nati.
Mentre gli incubi
arrivano di notte.
Non lasciano dormire
e senza giustificazioni
dicono:
" Perché l'hai fatto?"
Senza mai provare
il dolore con gli altri.
I confini del mondo
son fatti per viverci dentro
e i colori ... son tanti.

mercoledì 18 novembre 2015

FRAMMENTI DI VETRO.


 
Vorrei restare tra mille perché.

Sono quelli che scuotano il tempo.
Fragili come sono i pensieri.
Forti come sono i ricordi.
E se trattengo il respiro
è solo per fermare un istante.
E' un amico lasciato da solo.
E' un respiro che scivola via:
Lassù...oltre il limite del cielo

martedì 17 novembre 2015

TRACCIATI VARIABILI.



la vita è fatta di magiche aurore.
Le senti dentro.
Sono i cilindri dell'umore.
Sono le braccia
che non ti hanno mai fatto sentire solo.
Sono le vie tracciate dal battito del cuore.
Il chiarore della luna
è il faro di ogni momento
e le sentenze che ti fanno sanguinare
sostituite dalle voglie immaginabili.
Come le spinte idilliache.
Le incornate a tradimento
fanno parte del lamento.
Se accettassimo il cambiamento
sposteremmo ogni stella.
Tanto poi al mattino
ci consola il risveglio
fatto di autentiche aurore.

lunedì 16 novembre 2015

FOLLEMENTE INUTILE.



No, non posso essere diverso.
Non voglio nascondere il mio viso.
Non voglio coprirmi di maschera.
Quello che ho fatto non mi ha reso felice.
Follemente mi ha reso tragicamente inutile.
Ora che mi vedo per sempre a terra,
mi ripeto: "Non potrò mai essere diverso".
Non potrò mai più essere il guardiano della mia vita.
L'ho resa finita.
Bastava non cercare l'opposto.
Bastava essere diverso dall'altro.
Bastava essere lo stesso.
Un uomo che cercava se stesso.

domenica 15 novembre 2015

TROPPO IN FRETTA...Costantino Posa



E' successo tutto troppo in fretta.
La mia casa un tempo era una dolce melodia.
La mia vita un giorno era una immensa gioia.
Il mio cuore un tempo era un battiti d'orchestra.
Poi, arrivò la notte in compagnia del silenzio.
Dopo arrivò la noia a cancellare ogni gioia.
Alla fine arrivò la morte, a placarne ogni istante.

PROFESSIONE "k"

Professione  “K “.

Se fosse stato addestrato
a parlare,
forse direbbe la verità
sulle sue mancate emozioni.
Se fosse stato abituato
ad amare,
forse non direbbe
sono di professione “K”.
Muoio, portandomi via
altri cinque, altri cento
altri mille.
Forse qualcuno di loro
direbbe:
Mi piacerebbe
somigliare a me stesso,
sono di professione “ K “.
Un uomo qualunque,
nasce, cresce,
vive di sensazioni,
stimoli, ripensamenti,
soddisfazioni, amori.
Un “ K “ di professione,
nasce allo stesso modo.
Muore lo stesso.
Ma non vive,
non ama.
Muore soltanto,
perché
è di professione “ K “.

sabato 14 novembre 2015

VERGOGNATEVI.


Ci sono uomini che si calpestano da soli. Indolenti per natura, sfuggono dall'essere veramente uomini. Ci sono uomini che uccidono. Certamente non è una novità: l'uomo ha sempre ucciso, ma le motivazioni sono sempre state tante. Alcune direi quasi giustificabili. Altre molto meno. L'uomo ha ucciso per sopravvivere, per mangiare, per difendere un territorio e ancor di più per difendere un ideale, una bandiera, la propria pelle, la propria fede. Tante volte l'uomo uccide senza un motivo e tante altre volte, convinto di aver ragione uccide per vigliaccheria. Sotto al cielo burrascoso del tempo che passa, l'uomo non ha mai smesso di uccidere, poi quando sta male, prega. L'uomo abituato ad essere possente, spesso diventa piccolo-piccolo e inevitabilmente si confonde con il niente. Ci sono uomini che quando fissano uno specchio, abbassano gli occhi, per non vedere il viso della vergogna.

DISPERDE IL FIATO.


Malizie che non restano a guardare,
si affidano alle stelle, che sanno sussurrare:
“Non si può essere amanti”
se come prede non ci lasciamo catturare.
Sui corpi scorrono aliti ubriachi che finiscono lì:
“Dove il sole non tramonta mai”
a vibrar le corde lungo il solco di una schiena
che non trattiene, lascia andare
come rugiade di sospiri
che modellano ogni movimento del corpo
e le pelli sempre più avide di spasmi
fino a soffocare ogni respiro.
Istigate da chi ti accoglie
e si lasciano andare.
Solo quando il silenzio non è più silenzio,
ma un urlo lacerante
che si eleva come una conquista:
Un trionfo per dei cuori messi a nudo
da continui sussulti.

venerdì 13 novembre 2015

LE VIE DEL TEMPO INFINITO...Costantino Posa


Quelle strade sembrano non finire mai.
Ma non sono solo a senso unico,
qualche volta tornano e raccontano.
Parlano delle storie infinite
e di tanti amori stroncati.
Parlano dell'incapacità dell'uomo di essere,
in ogni tempo, uomo.
Parlano delle vergogne
che hanno cancellato persino le ombre dei mille carnefici.
Parlano dei treni e dei binari inghiottiti dai forni.
Parlano dei fili spinati e delle menzogne.
Parlano dei ricordi,
le urla che non smettono mai di urlare
e della speranza che tutto questo possa servire.

PARETI VERDI...Costantino Posa

La tua voce fissa sulla sabbia del mare
come una sirena che ogni tanto appare.
Mentre io escluso dal tempo
mi ostino a cercare il sole
per non dover cercare al buio
delle tante notti
l'unica luce di una stella
che sa soltanto apparire.
Quel desiderio di esserci
lascerà soltanto un ronzio flebile
del vento che ti ha portata via.
Conoscerò la stanza dalle pareti verdi
e mi convincerò che a ciascuno è dato
e che ogni tanto a ciascuno è tolto.

giovedì 12 novembre 2015

AMORE e SDEGNO...Costantino Posa


Dov'è finita la rabbia di quelle notti senza sonno?

Come è sfinita la sabbia di quei sogni senza freno.

Quella felicità rassegnata racconta di essere stata ingannata.

Potrei chiamarla sfiga purché mi faccia ritentare.

Non credo di aver bisogno di pentimenti o pacche sulle spalle.

Mi sento vile e forte come un uomo che ha vissuto.

Un uomo ricco di parole dettate dai battiti del cuore.

Un uomo che non ha bisogno di sostegno

perché ha già provato amore e sdegno.

E poi bastano i sentimenti, silenzi e sguardi al cielo

è da lì che è incominciato ed è lì che il cuore

si è da un pò incamminato.

Versi cosí caldi e gelidi.